Più bello scrivere quasi insieme – selezione di Erica Vagliengo

Posted on febbraio 26, 2013 di

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Caffè con schiumetta alla Vagliengo

“Mia cara Teresa,

mi faccio vivo, finalmente.

 

Sì, lo so: è più di una settimana che non ti telefono, che non ti cerco. Avrai pensato: un’altra delusione, anche lui era come gli altri, anche lui, come tutti gli uomini, non ha il coraggio di dirmi che non mi ama più, che è finita.

 

Hai ragione: in questo voi donne siete più leali di noi. Ma ecco, io adesso ti scrivo; forse per lettera riuscirò a spiegarmi meglio che a voce…

 

Quando un mese fa ti invitai a ballare in quella curiosa festicciola, tu mi dicesti che preferivi startene seduta a chiacchierare, che in quei balli scatenati non te la cavavi tanto bene. Io ne fui contento, e interessato. Chiacchierammo tutta la sera e, a mano a mano che tu parlavi, io scoprivo che eri molto più bella di quanto non mi eri sembrata il primo momento. Il tuo volto, che mi era sembrato un po’ scialbo, non lo era affatto; la tua pelle, che mi era parsa troppo chiara, era invece delicata e trasparente; i tuoi occhi, che mi erano sembrati dei comuni occhi castani, si accendevano di mille piccole luci dorate. E più si parlava, più il volto si illuminava.

 

Per un mese abbiamo continuato a vederci e-credimi- sono stato felice di trascorrere con te la maggior parte del mio tempo libero.

 

Poi ho incontrato Carlo, l’amico che ci presentò quella sera, quel tipo simpatico, allegro, giovanile. Mi disse- Come mai non ti si vede più? Che fai?-E io gli dissi che uscivo spesso con te.- Ma che, sei matto? Quella è una ragazza da sposare, fuori dal nostro giro: vuoi proprio farti incastrare?-

 

Mi disse tante altre cose, e io ne rimasi frastornato, disorientato. E non ti telefonai più. E ripresi la mia vita di sempre: le solite risate, i soliti scherzi, le avventurette di una sera con ragazze che la maggior parte delle volte ti dicono di no, il cinema, la partita…

 

Ebbene, mia cara, ho scoperto ieri sera che mi annoio a morte, che ero estremamente vuoto, che un’ora con te aveva molta più vita di quella falsa allegria con la quale tentavo di riempire le mie serata.

 

Ed ecco perché ti scrivo, per chiederti scusa e per dirti: vuoi tornare con me?

 

Ti voglio, mia cara, perché vicino a te mi sono sentito più serio, più importante, perché la mia vita vicino a te sembrava riempirsi di tante cose nuove, finalmente vere. Ti voglio perché tu mi hai stimato più di quanto meritassi, non quanto forse, col tempo, potrò meritare.

 

Affido a questa lettera tutte le mie speranze. Conservala, forse un giorno scopriremo che essa ha inciso sul nostro destino, che è il mio secondo atto di uscita.

 

Vediamoci domani. Io ti aspetterò al solito posto con la trepidazione di un ragazzo, ma, questa volta, anche con la sicurezza e la decisione di un vero uomo. “

 

Lettera scritta da un autore radiofonico, alla fine degli anni ’60, per la trasmissione “Più bello scrivere quasi insieme”. 2nda puntata. Mi è stata donata, insieme alle altre 9, dalla mia amica novantenne nonna Paola. Mi è parso bello ricopiarla al computer, e proporla ai giorni nostri, perché, leggendola, l’ho sentita molto attuale. Voi che ne pensate?

Erica Vagliengo

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